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uomo che si lava i denti

Tartaro nero: come si origina e come viene trattato

Sul tartaro nero dentale gli studi non hanno raggiunto risultati del tutto chiari: allo stato attuale si ha la consapevolezza delle sue caratteristiche fondamentali (aspetto e colore del tartaro, tipologie prevalenti ecc.), ma non si conoscono alla perfezione numerosi aspetti della sua insorgenza e del suo trattamento.

Si suppone che la sua origine sia legata a delle alterazioni del microbiota orale, collegate anche al consumo di acqua con forte contenuto di ferro. Quanto ai trattamenti per il tartaro nero, non ve ne sono di risolutivi: alcuni sono in sperimentazione, altri prevedono semplicemente il ricorso periodico alla pulizia dei denti e all’ablazione del tartaro professionale con strumenti specifici, sommata a una buona igiene orale domestica.

Tartaro nero: una panoramica

Il tartaro nero, o placca nera o macchia nera dentale (“black stain”), ha l’aspetto di depositi dalla colorazione nera o grigio scuro sulla zona dentale prossima al margine della gengiva, che talvolta formano una linea completa, talvolta sono invece concentrati in alcuni punti, e si formano anche sulla corona dentale. 

Il fenomeno ha una prevalenza tra l’1 e il 20% (gli studi non sono concordi), e sembra sia leggermente più comune nei bambini, anche giovanissimi, e negli adolescenti.

In genere le macchie di tartaro nero sono attaccate molto saldamente al dente, per cui eliminare il tartaro con spazzolino e dentifricio può essere difficile. In più, le macchie tendono a ricomparire dopo la rimozione del tartaro. 

Per quanto lo sviluppo del tartaro nero non sia stato ancora compreso del tutto, la letteratura scientifica suggerisce che esso sia in realtà un composto a base ferrosa (da cui i pigmenti scuri) alla cui formazione concorrono il ferro e alcune molecole prodotte dai batteri, tra cui l’acido solfidrico; sicuramente, gli studi mostrano chiaramente una maggior presenza di ferro rispetto alla placca comune.

Tendenzialmente, la formazione di tartaro nero nella bocca si associa anche a una particolare flora batterica orale, dalla ridotta diversità rispetto a quella che causa la placca batterica standard, e con una presenza preponderante di alcuni specifici generi batterici (Actinomyces, Cardiobacterium, Haemophilus, Corynebacterium e altri).

Sicuramente il principale problema derivante dal tartaro nero è relativo all’estetica dentale, che risulta gravemente compromessa, ma sono riportati anche casi e sintomi di aumentata sensibilità, alitosi e danni allo smalto. 

Secondariamente, trattandosi pur sempre di tartaro, sono evidenti le implicazioni per la salute orale e parodontale derivanti da un suo accumulo eccessivo (rischio di gengivite, altre malattie gengivali, infiammazioni dei tessuti della bocca). Perciò, il tartaro nero dovrebbe essere trattato in maniera continuativa anche attraverso una corretta igiene orale e il frequente controllo odontoiatrico e endodontico

Fattori di rischio e origini del tartaro nero

Sulle origini del tartaro nero le ricerche non sembrano aver raggiunto delle conclusioni definitive, e in larga parte sono ancora in corso. Alcuni risultati, tuttavia, risultano ormai conclamati e sono stati dimostrati da alcuni specifici studi.

Da uno studio spagnolo condotto su 47 individui che presentavano una forma più o meno grave di tartaro nero dentale, è emerso che vi sono tre fattori di rischio fondamentali che possono determinare l’insorgenza del tartaro nero, ovvero: 

  • il consumo di acqua potabile di rubinetto con alto contenuto di ferro; 

  • il consumo di acqua potabile con pH elevato;

  • avere un pH salivare elevato.

Altri elementi considerati generalmente fattori di rischio per le patologie dentali, quali il fumo del tabacco, la presenza di residui di cibo, l’assunzione di certi alimenti o sostanze, o ancora le bevande come tè o caffè, non sembrano correlati. Parimenti, anche l’uso di integratori di ferro nella dieta, contrariamente alle aspettative, non si associa a un incremento nella manifestazione del tartaro nero. 

Ulteriori studi, poi, hanno confermato queste ipotesi e allargato il quadro di comprensione delle origini del tartaro nero. È stata analizzata, in particolare, la composizione chimica della saliva nei bambini affetti da tartaro nero; si è osservata la presenza di un contenuto più alto del normale di calcio, sodio, rame, fosfati e proteine, mentre il glucosio è a livelli significativamente inferiori. Questo implica che la suscettibilità alla formazione del tartaro nero si ha in pazienti poco predisposti alla carie.

La stessa conclusione sembra essere raggiunta dai già citati studi sulla specifica microflora orale che possiedono i pazienti con tartaro nero, e che porterebbe a un ridotto rischio di insorgenza della carie.

Altre caratteristiche note sull’origine del tartaro nero riguardano l’età: sembra che la composizione della saliva dei bambini affetti da tartaro nero cambi nel momento dell’eruzione dei denti permanenti in luogo di quelli decidui.

Trattamento del tartaro nero

Allo stato attuale non vi è un trattamento risolutivo per il problema del tartaro nero. In alcuni casi sembra che possa esservi una regressione spontanea del tartaro sui denti, in particolare nei soggetti giovani durante la pubertà, ma ciò non avviene sempre.

Utilizzando le più comuni tecniche di igiene orale professionale è possibile rimuovere il tartaro nero, nello stesso modo in cui si rimuovono la placca e il tartaro comuni. 

Alcuni dei metodi utilizzati per la detartrasi e la pulizia dentale, in base agli studi recenti, sembrano essere più indicati di altri, per esempio l’utilizzo di scaler a ultrasuoni per il tartaro sottogengivale. Anche lo sbiancamento dentale è indicato, dopo la detartrasi, per migliorare l’estetica; sconsigliate invece le faccette dentali e altri prodotti di odontoiatria conservativa.

Tutte le tecniche in questione, comunque, non portano a una soluzione definitiva, ma hanno un effetto limitato nel tempo prima che il tartaro nero si ripresenti dopo essere stato rimosso. Per questo sono in corso delle ricerche su trattamenti alternativi basati sul controllo del microbiota orale, per esempio l’utilizzo della lattoferrina o di probiotici a base di Lactobacillus Reuteri.

A livello di cura e prevenzione domestica, invece, poiché sembra assodato il coinvolgimento dei batteri del cavo orale, è opportuno per il paziente evitare lo scambio microbico, anche tra membri della stessa famiglia, in particolare attraverso il bacio ma anche la condivisione o il contatto di spazzolini, bottiglia di collutorio o altri strumenti simili.

Come sempre, ovviamente, anche per i pazienti affetti da tartaro nero è consigliato adottare buone pratiche e abitudini d’igiene dentale utilizzando le tecniche corrette e gli strumenti professionali più indicati per lavarsi i denti e tenere in salute il cavo orale, per cercare quantomeno di prevenire l’accumulo di depositi sulla superficie dentale.

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