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dentista che sorride al paziente

Osteointegrazione dentale e malattia perimplantare: come prevenire

Con il termine osteointegrazione, in odontoiatria e implantologia dentale, si designa quel processo di integrazione dell’impianto dentale nell’osso mascellare o mandibolare in cui è stato inserito.

La mancata osteointegrazione tende a portare verso la malattia perimplantare, che ha decorso e fasi di trattamento simili a quelli della parodontite. Ed è proprio dal confronto con questa patologia che diversi studi recenti hanno cercato di individuare quali siano i metodi di prevenzione più corretti.

Quando si parla di mancata osteointegrazione e malattia perimplantare

L’operazione di chirurgia che porta all’osteointegrazione è molto semplice. L’impianto viene inserito nel coagulo di sangue presente nello spazio cavo dell’osso, e le cellule deputate alla ricostruzione dell’osso stesso (osteoblasti) producono l’integrazione, che si realizza tramite la formazione e l’accrescimento osseo. L’osso, così, tramite un processo di riassorbimento finisce per circondare l’impianto come se si trattasse di un dente naturale.

L’esito positivo del processo di osteointegrazione si ha quando:

  • non vi è tessuto connettivo a dividere la superficie dell’impianto e l’osso;
  • il movimento dell’impianto è inferiore a 100 micron, ossia vi è una percepibile stabilità primaria della protesi sulla base del tessuto osseo.

Quando non si verificano queste condizioni entro i tempi previsti, l’osteointegrazione ha avuto come esito un fallimento; è in questo contesto che tendono a insorgere le malattie perimplantari, ossia condizioni cliniche connesse agli impianti dentali. Le malattie perimplantari sono quindi correlate a delle carenze o anomalie relative ai tessuti molli e/o duri, a causa delle quali l’impianto dentale non si integra con successo nel lungo periodo.

Dal punto di vista della sintomatologia clinica, la malattia perimplantare si manifesta con sanguinamento al sondaggio, eritema, tumefazione, suppurazione e sintomi derivati attorno all’impianto a carico immediato.

Più in particolare, la mucosite perimplantare si caratterizza per ripetute infiammazioni dei tessuti molli nelle zone circostanti l’impianto, senza però interessare la struttura ossea sottostante. Si diagnostica verificando la presenza di sanguinamento al sondaggio, gonfiore e infiammazione gengivale associati alla presenza di placca.

La perimplantite, invece, costituisce una condizione patologica che non solo porta all’infiammazione dei tessuti gengivali ma intacca anche l’osso di supporto, che va incontro a una perdita progressiva di massa, con infezione e distacco dell’impianto, generando una problematica non solo di salute orale ma anche, in un certo grado, di natura estetica. In genere, i sintomi associati sono quelli della parodontite, e si tende a trattare la perimplantite come la malattia parodontale.

La perimplantite va trattata come la parodontite?

Di recente la letteratura scientifica si è andata interrogando sempre più sulla condizione della perimplantite, in particolare cercando di distinguere tra la perimplantite e la parodontite: molti studi tendono a designare le due malattie come due manifestazioni cliniche diverse della medesima patologia, soltanto nata da substrati differenti.

Un fatto è senz’altro indubitabile: perimplantite e parodontite hanno molto in comune. In particolare:

  • hanno condizioni predisponenti molto simili: la gengivite per la parodontite e la mucosite perimplantare per la perimplantite. In entrambi i casi a essere colpita è la mucosa della gengiva, e i batteri cause dell’infezione sembrano essere i medesimi. Del resto, i pazienti con una storia precedente di malattia parodontale sembrano poi predisposti a soffrire di perimplantite;
  • anche la perdita ossea progressiva si verifica in entrambi i casi dal punto di vista clinico e istologico;
  • ci sono dei fattori di rischio comuni che predispongono sia alla perimplantite che alla parodontite, per esempio il fumo di tabacco o delle patologie come il diabete.

Ci sono, tuttavia, anche delle differenze tra le due condizioni, che non vanno sottovalutate, ovvero:

  • la larghezza delle lesioni ossee, poiché quelle prodotte da un dente artificiale hanno dimensioni doppie rispetto a quelle della malattia parodontale;
  • le differenze nei tempi della manifestazione dei sintomi che, per la mucosite perimplantare, dipendono dalle caratteristiche stesse dell’impianto e sono di pochi mesi, non anni;
  • le peculiarità derivanti dalla superficie implantare, e dalle sue differenze a livello di materiale (titanio o altro materiale biocompatibile privo di proteine), qualità, forma e tecnica strutturale, in quanto tali peculiarità possono influenzare ampiamente la perimplantite stessa.

Quel che è certo è che, nel complesso, impiegare gli stessi trattamenti della parodontite per la perimplantite si rivela comunque fruttuoso per la guarigione, al netto delle differenze tra le due patologie che necessitano di ulteriori studi e approfondimenti.

Prevenire la malattia perimplantare: cosa dicono gli studi

Tra i contributi più recenti sulla prevenzione della malattia perimplantare si possono citare alcuni studi di parodontologia e ortodonzia presentati al “World Workshop on the Classification of Periodontal and Peri-Implant Diseases and Conditions” tenutosi nel 2017.

Un primo paper, per esempio, mette in luce innanzitutto che la perimplantite è conosciuta nelle sue linee generali, ma vi sono ancora molti aspetti poco chiari, quali le condizioni che portano dalla mucosite perimplantare alla perimplantite o il modello di progressione della malattia, o ancora le già citate differenze precise con la parodontite.

Quanto alla prevenzione, sono state riportate diverse prove sui fattori di rischio della perimplantite, che comprendono i precedenti casi di parodontite, le basse capacità di controllo della placca tramite igiene orale domestica e la mancanza di visita dentistica e regolari controlli dopo l’impianto. Fumo e diabete, invece, non sono stati identificati in maniera chiara come fattori di rischio; analoghi dubbi riguardano, per esempio, la presenza di cemento sotto la mucosa, la mancanza di mucosa cheratinizzata perimplantare, e un posizionamento dell’impianto che renda difficile l’igiene orale.

Un altro studio, invece, ha messo in evidenza che tra i principali fattori di rischio per l’insorgenza della perimplantite rientrano l’accumulo di placca, il fumo (diversamente dai risultati dello studio precedente) e la quantità eccessiva di cemento.

Inoltre, è noto che l’eziopatogenesi della perimplantite è di natura batterica, è dunque fondamentale agire sulla prevenzione delle infezioni fin dalla fase di intervento implantare, ponendo la massima attenzione all’utilizzo di strumenti sterilizzati secondo i protocolli internazionali di sterilità ed effettuando un controllo chimico e meccanico accurati. Anche l’impiego di probiotici, grazie alla funzione antagonista che svolgono contro i batteri patogeni, può contribuire alla prevenzione.

Alla luce di tutto ciò, nella prevenzione della malattia perimplantare svolge un gioco fondamentale la corretta igiene orale. La stessa ricerca dimostra infatti come il controllo della placca e la pulizia dei denti, esercitata dal paziente con spazzolino, dentifricio e altri strumenti, sia stata efficace come misura preventiva, assieme all’intervento del dentista nel fornire istruzioni sulla cura del cavo orale ed eventuali trattamenti di pulizia professionale.

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