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uomo che sorride mostrando i denti

Ipoplasia dello smalto dentale: fattori di rischio e cure

L’ipoplasia dello smalto dentale è la condizione patologica del mancato sviluppo dello smalto dei denti, che presenta quindi un deficit quantitativo e una mancanza di spessore. Un paziente che soffre di ipoplasia dello smalto manifesta quindi problemi di natura estetica, ma anche potenziali rischi di salute che vanno considerati seriamente in parodontologia.

All’ipoplasia dello smalto, infatti, si collegano una serie di fattori di rischio per altre patologie, che potrebbero essere facilitate dal difetto dello smalto e dalle sue conseguenze. Fondamentale, pertanto, è il tema dei trattamenti per prevenire un aggravarsi della condizione clinica del paziente e per rimediare alle problematiche di natura estetica, di vita quotidiana e di salute connesse all’ipoplasia.

Ipoplasia dello smalto dentale: tipologie e cause

Si parla di ipoplasia dentale nel caso in cui, durante le fasi di mineralizzazione sviluppo dello strato di smalto dentario, si siano verificate alcune condizioni che hanno portato a una produzione difettosa; il risultato è una superficie dentaria che presenta imperfezioni nella forma dei singoli denti o nella calcificazione, mettendo anche a rischio la dentina e gli strati sottostanti.

In genere nel paziente che soffre di ipoplasia i difetti dello smalto sono vari e compresenti: pertanto è del tutto normale che l’ipoplasia non abbia un carattere totale e alcuni denti abbiano un grado superiore di ipoplasia rispetto ad altri. In particolare, sono gli incisivi e i primi molari a essere i denti di norma più colpiti e che subiscono i difetti estetici più visibili dell’ipoplasia.

Dal punto di vista dell’aspetto dei denti il primo segnale che indica la presenza di ipoplasia è il fatto che vi siano aree di colore diverso dal bianco comune nella dentatura, con zone e macchie tra il marrone e il bianco opaco. La superficie del dente risulta anomala, e può essere o porosa e discontinua, oppure dura e liscia. Tali differenze possono essere osservabili anche tra un dente e l’altro nello stesso paziente.

Queste condizioni possono diventare facilmente fattori di rischio per lo sviluppo di altre patologie, dal momento che lo smalto deficitario è più delicato rispetto a quello sano, tende pertanto a perdersi nel tempo e a non esercitare a sufficienza la sua funzione protettiva.

Innanzitutto, il tessuto dello smalto può rovinarsi ulteriormente, per esempio a causa dell’alimentazione (dieta ricca di zuccheri o cibi e bevande acide), di vizi come il fumo di tabacco, oppure di abitudini scorrette come lo spazzolamento dei denti effettuato con troppa forza.

Inoltre lo smalto poroso o poco sviluppato, unito alla maggiore difficoltà di pulizia domestica, favorisce l’accumulo della placca, con conseguente maggiore insorgenza di un’altra patologia a carico dei denti, su tutte la carie.

Quanto alla classificazione dell’ipoplasia, la letteratura scientifica ne distingue due tipologie: l’ipoplasia ereditaria e quella ambientale. La manifestazione clinica è la medesima, così come la tipologia di trattamenti: la differenza sta nell’eziologia.

Infatti, l’apoplasia dello smalto ereditaria dipende da una condizione genetica ben nota, che genera negli individui dei difetti nella fase di amelogenesi, in maniera simile a quanto accade per l’amelogenesi imperfetta e altre patologie legate alle fasi di sviluppo della dentizione.

Si parla invece di ipoplasia dello smalto ambientale nel caso l’origine sia estrinseca, ovvero non legata al codice genetico ma a particolari condizioni manifestatesi nel corso della stessa fase di sviluppo, per esempio la malnutrizione, l’assunzione eccessiva e continuata di fluoro (fluorosi), la nascita prematura, un’infezione che provoca febbre alta, oppure ancora dei traumi dentali o l’effetto collaterale di una determinata medicina o di alcuni farmaci in uso in passato.

Trattamenti per l’ipoplasia dello smalto dentale

A seconda della gravità dell’ipoplasia, non esiste una sola tipologia di cura; la scelta spetta alla diagnosi e alla valutazione professionale di un dentista (ma ove possibile anche di un gruppo di più odontoiatri specialisti in ortodonzia ed endodonzia), e la decisione tra i vari trattamenti va presa in funzione delle possibilità di recupero estetico e funzionale della dentatura, nonché della prevenzione di patologie correlate.

Inoltre, per stabilire quale sia la miglior tipologia di trattamento è indispensabile valutare, oltre alla gravità della condizione di ciascun dente, anche età e condizione del paziente. Mentre per trattare i denti decidui dei bambini fino ai 10-12 anni saranno sufficienti interventi di ortodonzia non invasiva, per gli adulti occorreranno impianti permanenti.

L’impossibilità di rigenerare lo smalto non sviluppato impone una terapia conservativa volta a nascondere i denti che presentano difetti ipoplasici e al contempo a recuperare la normale funzionalità di masticazione, riducendo l’estrema sensibilità di cui soffre un dente con smalto difettoso, e permettendo così anche una migliore igiene orale.

I casi meno gravi, dunque, specie sulla dentatura infantile, prevedono il mantenimento del dente così com’è, intervenendo se necessario dal punto di vista estetico con uno sbiancamento dentale per rendere il colore dei diversi denti più omogeneo e con trattamenti mirati a ridurre i sintomi dell’ipersensibilità.

A ciò si sommano le raccomandazioni di igiene orale da impartire al paziente, che sono assolutamente fondamentali per evitare che sul dente ipoplasico, già di per sé predisposto, si sviluppino carie o altre forme di infezione.

Se la condizione è più seria, oltre a quanto già detto, si impongono soprattutto per gli adulti dei trattamenti di odontoiatria e chirurgia permanenti di altro genere, che comprendono l’utilizzo delle faccette dentali, il ricorso a un sigillante in materiale apposito, l’otturazione in composito dei denti interessati, o trattamenti restaurativi integrali di implantologia come corone dentali, protesi o impianti.

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